Circa un anno e mezzo fa il nostro Paese ha festeggiato il centocinquantesimo, celebrato in diversi modi: convegni, mostre, commemorazioni nella piazze, documentari e fiction. Tutto ciò al fine di far ricordare e conoscere gli ideali e i sacrifici che hanno portato all'unità della nostra nazione.
Tornando al presente, sembra che la voglia di ricordare
l'Italia sia andata perduta, o meglio, che i suoi governanti l’abbiano persa,
visto che con i numerosi tagli di bilancio, la mal distruzione delle risorse e il
menefreghismo disarmante, assistiamo ad un vero e proprio avanzamento
dell'oblio sotto gli occhi di tutti: i crolli avvenuti a Pompei, la diminuzione
di spettacoli e concerti, la chiusura di musei ed associazioni culturali.
Questa non è una tendenza degli ultimi anni (anche se la
vogliono far sembrare una delle loro fantasiose misure anti-crisi) questa situazione
va avanti da quindici anni.
Nell'ultimo decennio i fondi destinati alla cultura e alla
ricerca sono stati ridotti del 32,5% grazie a “grandi luminari” che hanno
svolto il ruolo di ministro dell'istruzione: Moratti, Fioroni, Gelmini e
Profumo. Questi prodotti del Made in Italy hanno sradicato due delle più importanti
istituzioni italiane: la scuola e l'Università pubblica. Grazie alle loro
riforme le casse del settore privato si riempiono a discapito di quello pubblico
che, per garantire i servizi minimi, è costretto a farsi finanziare da qualche
discutibile magnate.
Per non essere da meno il nostro governo locale uscente ha
provveduto a tagliare ripetutamente sulla cultura, un campo considerato inutile
perché non produce beni materiali. Insomma signori, lo sappiamo tutti: «con la cultura non si mangia» (disse qualcuno…)
Questa “filosofia” ha provocato danni culturali innumerevoli
e oggi voglio parlarvi di una situazione in particolare. L'Associazione di
Storia Patria. L’associazione comprende un museo e un ricco archivio, e
pensate, da qui sono partite le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario
dell'unificazione nazionale. I documenti contenuti nell'archivio sono un ricco
materiale per le ricerche e per gli studi di docenti, studenti e ricercatori,
ed è un punto di riferimento per tutti gli studenti dell'Università di Palermo.
Il museo, attrattiva turistica e non solo, è un luogo in cui i nostri
concittadini possono apprendere e ricordare la storia…soprattutto la nostra
storia. Un luogo importante per mantener viva la memoria e l'identità
collettiva.
Cosa si ottiene chiudendo un luogo simile? Che cosa
tramanderemo ai nostri posteri oltre alla tv spazzatura, centri commerciali e
il consumismo sfrenato? La cultura e la memoria vanno al di là di qualunque
merce commercializzata da quest'economia asfissiante. Non riduciamole a mere
merci vendibili, ma ridiamo loro il posto che meritano nella società.
Giovanni Pignatone.
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